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Saper leggere l’AI: cosa chiede l’AI Act sulla formazione

"L'AI produce, una persona verifica": è il principio con cui, nel precedente articolo dedicato all’AI Act, abbiamo raccontato come questa normativa è entrata nel nostro modo di progettare. Per verificare è necessario sapere cosa cercare, ed è proprio di questo che si occupa l'AI Act quando parla di formazione: delle competenze che servono a chi, ogni giorno, lavora con l'AI.

In Nephila abbiamo progressivamente integrato l'AI nei nostri processi, sia di sviluppo sia manageriali, come supporto al lavoro delle persone. L'AI però ha un carattere tutto suo: è convincente anche quando sbaglia, alla stessa domanda può rispondere ogni volta in modo diverso e raramente ammette di non sapere. L'AI Act, con l'articolo 4, "Alfabetizzazione in materia di IA", mette in primo piano la necessità di conoscere queste particolarità e di sapere come gestirle. Il regolamento prende in considerazione un fatto talmente ovvio che rischiava di essere trascurato: dietro ogni sistema di AI ci sono persone che lo costruiscono e lo usano nel mondo del lavoro. Quelle persone devono sapere cosa stanno facendo.

Alfabetizzare: si torna a scuola?

In un certo senso sì, ma non per ripartire dalle basi né per diventare esperti di reti neurali: si tratta piuttosto di conoscere la tecnologia che si sta usando, cosa può fare di buono e dove può sbagliare. Il regolamento chiede ai fornitori, cioè a chi sviluppa sistemi di AI, e ai deployer, cioè a chi li utilizza, di assicurarsi che il proprio personale abbia “competenze, conoscenze e comprensione” sufficienti ad “acquisire consapevolezza in merito alle opportunità e ai rischi dell’IA e ai possibili danni che essa può causare”.

L'obbligo riguarda chiunque lavori con sistemi di AI per conto dell'azienda, compresi appaltatori e fornitori di servizi, e non esonera chi "non è un tecnico": anche chi usa l'AI solo per scrivere testi o tradurre deve conoscerne i rischi specifici, come le allucinazioni. Non esiste però un corso uguale per tutti. La formazione va calibrata sulle conoscenze e sull'esperienza di chi la riceve, sul contesto d'uso, sulle persone su cui il sistema incide e, come suggerisce la Commissione europea nelle sue FAQ, sul livello di rischio del sistema. Chi chiede all'AI la bozza di un'email ha bisogno di sapere cose diverse da chi programma un agente che revisiona codice.

Cosa è cambiato nel 2026

Quest'anno il Digital Omnibus sull'AI (Regolamento UE 2026/1744) ha riscritto anche l'articolo 4: oggi chiede di adottare misure che sostengano lo sviluppo dell'alfabetizzazione, senza imporre di garantire a ciascuno un livello specifico. Si è alleggerito il traguardo, non l'obbligo di attivarsi. 

In Italia il Ministero del Lavoro aveva già affrontato il tema con le "Linee guida sull'IA nel mondo del lavoro" (D.M. 180/2025), invitando le imprese a investire nell'aggiornamento del personale. Con il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, alcune di quelle indicazioni sono diventate obblighi di legge: "i datori di lavoro assicurano un'adeguata informazione e formazione dei lavoratori in merito ai rischi specifici connessi all'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, nonché alle misure di prevenzione e protezione adottate".

L'obbligo europeo è in vigore dal 2 febbraio 2025. L'articolo 4 non prevede sanzioni amministrative, che però vengono stabilite per il caso dei sistemi ad alto rischio, dall'art. 99. La sorveglianza umana di questi sistemi (art. 14) va affidata a persone con competenza, formazione e autorità adeguate (art. 26): la mancanza di competenze dimostrabili può comportare sanzioni pesanti.

Ma non è la paura delle sanzioni il motivo per occuparsene. Lo dice lo stesso legislatore europeo: l'alfabetizzazione "dovrebbe essere una priorità strategica, indipendentemente dagli obblighi normativi e dalle possibili sanzioni". Conoscere possibilità e limiti di uno strumento potente e in continua evoluzione aiuta a usarlo meglio, e lascia alle persone competenze che restano, qualunque strumento useranno domani.

Come si dimostra di essere in regola

Per dimostrare di essere un’azienda alfabetizzata sull'AI, secondo le FAQ della Commissione europea, basta un registro interno aggiornato che documenti quali iniziative di formazione e informazione sono state adottate, per chi e quando, e come e da chi vengono aggiornate. Poiché non è richiesto un livello di competenza da raggiungere, non serve nemmeno misurare quanto le persone abbiano appreso: a provare l'adempimento è la documentazione. 

Cosa abbiamo fatto in Nephila

Il nostro percorso formativo si fonda sugli stessi principi stabiliti dalla norma. Alcune iniziative sono corsi veri e propri, altre riguardano il modo in cui lavoriamo ogni giorno con l’AI: il regolamento parla di misure, non solo di corsi, e l’alfabetizzazione passa anche da qui.


Una base comune per tutti

Abbiamo iniziato con un corso base sull’AI generativa, a cui ha partecipato tutto il team, tecnico e non. Siamo un’organizzazione remote first, quindi abbiamo cercato tra i corsi online di provider internazionali e scelto una piattaforma qualificata, con docenti universitari. Il corso insegnava a usare il prompt engineering e gli schemi di prompt per sfruttare le potenzialità di modelli linguistici come ChatGPT, Claude o Gemini in modo più avanzato e strutturato, nel lavoro, nello studio e nella vita quotidiana. Volevamo che ognuno partisse da basi solide e che tutti parlassimo la stessa lingua.


Percorsi calibrati sul ruolo

A chi si occupa di sviluppo abbiamo dedicato un percorso più approfondito, per integrare soluzioni basate sull’AI nelle applicazioni e nei workflow tecnici. È la proporzionalità che chiede l’articolo 4: competenze diverse per usi diversi.


Configurazione condivisa degli account

Gli account che utilizziamo hanno configurazioni comuni, così lavoriamo tutti con gli stessi strumenti e le stesse impostazioni. A parità di richiesta, possiamo aspettarci risultati più coerenti.


Raccolta dei feedback

Un form raccoglie esperienze, dubbi e problemi incontrati nell’uso quotidiano. Le segnalazioni di tutti ci aiutano a usare l’AI in modo più consapevole e ad aggiornare le iniziative di formazione, che è anche uno degli aspetti da documentare.


Documentazione di riferimento

Abbiamo scritto linee guida interne sull’uso dell’AI e costruito una knowledge base condivisa, dove le esperienze di ogni progetto diventano patrimonio di tutto il team. Questi materiali sono anche la base della documentazione che dimostra come adempiamo all’obbligo.

In conclusione, le norme indicano la direzione, ma a fare la differenza sono le persone, con la loro curiosità e la voglia di capire e di condividere quello che hanno imparato. Per noi l’alfabetizzazione sull’AI è un percorso da fare insieme, per stare al passo con uno strumento che cambia di continuo e che avrà un peso sempre maggiore nei nostri processi interni.


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Fonti

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Abbiamo scritto questo articolo con il supporto dell'AI. Se vuoi saperne di più su come usiamo questi strumenti per la scrittura, ecco la spiegazione.