Far crescere un team con l’improvvisazione teatrale - Intervista ad Alfredo Morresi
Nephila è un’azienda remote-first. Quando ci ritroviamo fisicamente, quel momento ha un valore unico: ci permette di rallentare il ritmo, consolidare le relazioni e rafforzare la sinergia del gruppo.
In uno dei nostri retreat aziendali, abbiamo svolto un team building basato sull'improvvisazione teatrale affidandoci ad Alfredo Morresi, Developer Relations in Google. Una giornata fuori schema, costruita su giochi, esercizi e scene improvvisate, in cui il gruppo ha messo alla prova fiducia, ascolto e adattabilità per scoprire nuove modalità per stare insieme e collaborare con leggerezza.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Alfredo per approfondire come l’improvvisazione teatrale può aiutare la crescita di un team e perché ogni gruppo di lavoro dovrebbe cimentarsi in questa esperienza. Ecco l’intervista.
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Ciao Alfredo, chi sei e di cosa ti occupi?
Lavoro nel mondo Developer Relations in Google. In concreto, mi occupo di aiutare gli sviluppatori a utilizzare le tecnologie Google, sia attraverso percorsi di educazione e diffusione della conoscenza tecnica, sia lavorando con le community. Gestisco un programma di community che coinvolge le persone più appassionate e competenti sulle tecnologie Google nel mondo: i Google Developer Experts. Fanno public speaking, producono contenuti, danno feedback diretto ai team di prodotto, e contribuiscono sia a migliorare i prodotti per sviluppatori, sia a insegnare agli altri come utilizzarli.
In Nephila hai portato l'improvvisazione teatrale come strumento di team building. Come ti sei avvicinato a questo mondo e come hai deciso di approfondire questa attività?
Mi sono avvicinato all'improvvisazione inizialmente perché mi piace fare public speaking e ho pensato fosse un modo divertente e alla mia portata per uscire dalla comfort zone, ricavandone anche qualche beneficio a livello lavorativo. Poi nel tempo ho scoperto che è per il 95% uscire dalla comfort zone, e che mi ha aiutato a 360°. La parte professionale era compresa.
L'ho approfondita perché dopo un anno o due ho visto i benefici su di me, ho incontrato persone molto interessanti e affini, e ho capito che non riuscivo a farne a meno.
Le community tech hanno avuto un ruolo in questo tuo percorso personale?
Ho fatto improvvisazione principalmente per me. Poi ho visto che molti degli esercizi, dei giochi e delle tecniche che praticavo durante i corsi potevano essere riutilizzati nel contesto delle community per fare team building. Le community vivono di conoscenza ma anche di relazione, e questi strumenti si adattano molto bene a creare gruppo e contesto. Da lì ho iniziato a integrare questa pratica nel mio lavoro con le community.
Cos'è l'improvvisazione teatrale applicata ai team? Quanto è centrale uscire dalla comfort zone e come l'improvvisazione aiuta a farlo?
Nel modo in cui mi piace viverla, l'improvvisazione è una pratica di gruppo. Vinci la paura di non farcela perché sai che ci sono altre persone sul palco con te, pronte ad aiutarti. Tu credi negli altri, gli altri credono in te e insieme si costruisce qualcosa di unico, originale, che a posteriori ti fa chiedere: "Ma come siamo arrivati a fare questa cosa fantastica insieme?"
Ho preso questa dimensione dell'improvvisazione perché coincide con l'obiettivo del team building: creare il contesto in cui le persone sappiano collaborare. L'improvvisazione teatrale è uno degli strumenti per farlo, e molte delle sue tecniche funzionano molto bene in questo senso.
Nel dettaglio, quello che fanno è attivare mente e corpo. Un'attivazione che avviene insieme agli altri: certi esercizi funzionano solo grazie alla collaborazione del gruppo, e in nessun altro modo. Alcuni degli esercizi che abbiamo svolto hanno funzionato non perché la singola persona è stata attiva e proattiva ma perché il gruppo lo è stato. È così che capisci che certi risultati si raggiungono esclusivamente operando insieme, non individualmente. Ed è lì che si solidifica l'idea di team: se abbiamo lavorato bene in questo contesto divertente, possiamo farlo anche in quello professionale.






Quali sono le sfide che affronti quando progetti attività di team building nella community?
La sfida principale è la diffidenza iniziale, la paura. Paura di non farcela, di mettersi in gioco, di fare qualcosa che non si è mai fatto prima. La persona decide già che non riuscirà prima ancora di aver provato.
La cosa incredibile è che una volta rotto il ghiaccio, siccome le attività sono divertenti e risuonano internamente, si fa fatica a fermare le persone. A volte si arriva al punto di dover dire: "Fermatevi! Continuiamo la prossima volta!"
Un'altra sfida importante riguarda il rapporto con l'errore. Nell'improvvisazione il lusso che ci concediamo è di non vergognarci di sbagliare, di ammettere che fa parte del gioco e di affidarci agli altri per correggerlo. È l'opposto di ciò che accade normalmente, dove si tende all'eccellenza individuale. Nell'improvvisazione, quando una persona rimane in silenzio, ne arriva un'altra a riempire lo spazio. Quel gesto è semplicemente darsi una mano. Sbaglieremo, ma grazie agli altri questi errori diventeranno opportunità su cui le storie si innestano e la collaborazione si costruisce. Vale la pena ricordarlo anche quando ci si sente frenati dall'uscire dalla comfort zone: il freno, quasi sempre, è la paura di sbagliare. E sbagliare è qualcosa che possiamo concederci.
Quali sono i principali ostacoli che incontri e su quali skill ti concentri perché pensi siano le più efficaci per la crescita di un team?
Perché un team funzioni davvero come tale, deve crescere lungo tre assi principali. Il primo è la conoscenza di dominio: qualunque sia il settore, c'è una competenza tecnica o disciplinare specifica che il team gestisce. Il secondo è la cultura aziendale: conoscere i processi, il modo di ragionare, il contesto in cui ci si muove. Il terzo è la crescita come team, l'affiatamento tra le persone: possono esserci situazioni in cui le persone hanno buona conoscenza di dominio e cultura condivisa, ma non riescono a lavorare bene insieme. Queste, secondo me, sono tre colonne fondamentali.
Durante le attività di team building che organizzo non mi concentro sulla crescita di dominio. Con le community spesso è un passaggio che faccio dopo aver trattato gli altri due assi principali (cultura aziendale e team building). Il motivo è che quando le persone si trovano in un contesto collaborativo e con un mood positivo, si aprono molto più facilmente anche all'apprendimento della conoscenza di dominio. L’improvvisazione massimizza l’asse della collaborazione personale, mentre l’incontrarsi e il confrontarsi con gli altri, soprattutto in contesti aziendali, fa emergere la cultura che si vuole respirare.
Nel vostro contesto, per esempio, si vedevano le persone che collaboravano già tra loro, quelle con ruoli diversi all'interno dell'azienda, il modo in cui reagivano e si ponevano, le diverse responsabilità. Si vedeva proprio, in modo sottile, come ruoli e responsabilità si riflettessero sulla presenza sul palco. Non in maniera accentuata, e questo per me è stato un bel segnale.
Puoi raccontarci qualche esperienza? Qual è la sfida più importante che hai affrontato nel team building?
Lavorando con le community e con persone da tutto il mondo, la sfida più importante è la differenza culturale. Anche quando tutti partecipano con entusiasmo e per scelta, la cultura dalla quale vengono incide profondamente su come collaborano. Ci sono culture più collaborative, culture più orientate al comando e alla gerarchia. Se queste differenze vengono sottovalutate, l'esperienza rende meno di quanto potrebbe.
È una sfida anche per me, perché anch'io faccio parte della mia cultura. Alcune cose le vivo come normali, scontate, tra virgolette "giuste", e certi comportamenti li marco come "strani" prima ancora di capirli. Ma non sono strani: sono diversi e la diversità non è stranezza.
Un esempio concreto: se in un esercizio dici "chi vuole andare in mezzo, parta", ci sono culture in cui le persone si alzano spontaneamente, e culture in cui nessuno si muove finché non viene chiamato, o finché chi ha un ruolo gerarchico superiore non fa il primo passo. Se nessuno va in mezzo e non consideri il fattore culturale, non sai se il problema è la tua proposta o il contesto. La soluzione può essere semplice: assegnare un numero a ciascuno all'inizio e procedere in ordine. "Partiamo dal numero uno, poi il numero due…": si crea un meccanismo di rotazione che elimina il conflitto. Sono dettagli che però cambiano profondamente come un esercizio viene vissuto.
Hai un consiglio per team lead o manager che vogliono migliorare le dinamiche del proprio team?
Un solo consiglio: studiare. Queste cose non accadono per caso. Accadono perché siamo umani, seguiamo certi pattern, siamo programmati in un certo modo. Alcune persone hanno una capacità quasi naturale di leggere come funzioniamo: hanno un'alta intelligenza emotiva, e collaborare con gli altri viene loro più facile. Ma questo non significa che si possa improvvisare il ruolo di team manager. Il team lead deve studiare come si fa con qualsiasi altra materia: come si studia un linguaggio di programmazione, un framework, un dominio, si studia anche come essere un buon team lead. Ci sono approcci diversi e situazioni diverse, e ognuno troverà uno stile di leadership che funziona meglio in certi contesti. Bisogna sapersi adattare.
Non bisogna pensare che diventare team lead capiti per caso. E se capita, perché qualcuno ha creduto in noi e ci ha dato questa responsabilità, bisogna poi applicarsi e affinare quelle abilità. Non si parte da un certo livello e si arriva alla fine del percorso con lo stesso. È qualcosa che si sviluppa.
Ci hai accompagnato in un’attività di team building che ci ha arricchito tantissimo. Come ti sei trovato a collaborare con Nephila? C'è qualcosa che hai apprezzato in particolare?
Ho apprezzato soprattutto il clima. Fin da quando sono arrivato, e credo di avervelo detto subito, non ho visto una tipica situazione aziendale media. Ho lavorato con molte community e team, e quello che ho trovato da voi era già un affiatamento reale, l'impressione di un team che era già team. Non è scontato, soprattutto per chi lavora prevalentemente a distanza.
Probabilmente il fatto di non essere un gruppo numeroso, e di ritrovarvi fisicamente come momento importante dell'anno, contribuiva all'energia che c'era nella stanza. Di certo non ho visto nessuno con in faccia scritto: "Oddio che rottura il team building aziendale!"
Mi avete offerto un'ottima base su cui costruire tutto il resto. Le community sono fatte di persone, e le persone portano con sé storie, dinamiche, tensioni pregresse. Trovare un gruppo che partiva già da un livello alto di collaborazione è una cosa rara, e l'ho apprezzata tantissimo.
Mi sono trovato bene perché è un’attività che faccio per passione e mi piace. Ed è qualcosa che, finché non ci entri davvero, è difficile da capire fino in fondo anche per i forti risvolti emotivi. Fare improvvisazione è un'attività estremamente attiva: si spende una quantità enorme di energia, fisica e mentale. Ma quello che ti ritorna in termini di emozioni è incredibilmente più grande. Come sia possibile, non lo so sinceramente. Non c’è un principio per cui l’energia si conserva, tuttalpiù si trasforma…ci sarà sicuramente una spiegazione quantistica a questa cosa :) Però è così: dai molto, e ricevi ancora di più. Soprattutto, dai nel breve periodo e ricevi nel lungo termine, perché quello che rimane sono le relazioni, i ricordi, quella carica che continui a capitalizzare anche a distanza di settimane.
Quindi se devo rispondere a come mi sono trovato, direi così. Avendo dato tanto ma incredibilmente avendo ricevuto ancora di più.
Abbiamo trascorso insieme una giornata bellissima e molto intensa, durante la quale ti abbiamo seguito come un pifferaio magico. Siamo stati un buon team?
Penso proprio di sì, senza retorica. Mi sono divertito a stare con voi. Certo, anch'io avevo la mia tensione, come ognuno di voi aveva la propria, ma vi siete buttati fin dall'inizio. Si vedeva che avevate voglia di fare qualcosa insieme, e che ognuno, a modo suo, aveva voglia di uscire dalla comfort zone. Non c'è stata una persona uguale dal mattino al pranzo, dal pranzo alla cena. Chi di più, chi di meno, chi prima e chi dopo, ma tutti siete cambiati. E mi ci metto anch'io.
Questa è, secondo me, la cosa più bella del team building: non puoi arrivare come sei partito, altrimenti non sarebbe cambiato niente.
Hai risorse, libri o suggerimenti per chi vuole far crescere un team o migliorare le proprie capacità di lavoro in gruppo?
Più che un libro specifico, il mio suggerimento è questo: la crescita del team si fa insieme. Il libro è uno strumento, uno spunto per agire. Volete leggere qualcosa? Benissimo, usatelo come punto di partenza. Perché è la pratica che fa la magia.
Il consiglio concreto è: buttatevi di nuovo. Non per forza con una giornata intera, non per forza in presenza, anche se il linguaggio non verbale e la mimica restano imprescindibili nelle dinamiche di team building. Più fate e più imparate. In questo ambito è un po' controintuitivo rispetto al lavoro tecnico, dove prima studi e poi fai. Nell'improvvisazione è meglio fare, e da lì imparare.
C'è qualcos'altro che vorresti aggiungere o condividere?
Vi ringrazio per aver creduto in me: è stata una sfida anche per me, e non avevo mai fatto una cosa del genere. E questo mi riporta al punto centrale: senza il gruppo, quello che ho fatto non sarebbe stato possibile.
Quello che mi sento di dirvi è di continuare con questa volontà di mettervi in gioco. Il lavoro è il lavoro, ma è influenzato dalla qualità della vita di ognuno e del team. Se riusciamo a curare la qualità della vita, ne beneficiamo tutti.
Molti ambienti di lavoro guardano soltanto alla parte produttiva, spesso perché è quella più facile da misurare, e tralasciano il resto. Alla fine siamo persone, e non possiamo sfuggire a questa realtà. Ricordiamoci di volerci bene anche come persone. Voi non lo avete dimenticato: il mio augurio è che non lo dimentichiate anche in futuro.
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L'improvvisazione teatrale insegna ad ascoltare prima di reagire, fidarci di chi lavora con noi, trattare l'errore come materiale con cui costruire. Alfredo ci ha guidati in questa scoperta, dandoci un nuovo punto di vista su come affrontare il lavoro di squadra: un’esperienza che difficilmente dimenticheremo.
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Abbiamo scritto questo articolo con il supporto dell'AI. Se vuoi saperne di più su come usiamo questi strumenti per la scrittura, ecco la spiegazione.
